La storia

Home / La storia

Azienda Biologica

La storia

Mi fermavo ogni sera, al chiarore della luna, per ammirarla.

Più scendeva il buio, più calava la notte, più la sua bellezza mi estasiava. L’erba fresca, bagnata, sempre tagliata, raccontava l’estate. La campagna, gli ulivi, gli agrumi intorno. Un’ inebriante sinfonia di odori tracciava la scia del mio cammino.

Lavoravo tutto il giorno, nella trepidante attesa di vederla. Morivo dal desiderio di portarle i frutti della terra che crescevano germogliati d’amore, il vino delle vigne buone, che si estendevano tra docili declivi, vallate armoniche e colori multiformi. Ad occhi aperti, mi perdevo tra fantasie in cui immaginavo di conquistarla, consapevole di quanto certi sogni fossero destinati a non realizzarsi mai.

Alla sera, al tramonto, nel viaggio di ritorno, osservavo l’orizzonte tingersi come un quadro, mentre risalivo lungo la collina, inerpicandomi tra sentieri verdeggianti e alberi in fiore.

Mi sentivo un privilegiato, perché potevo assaporare quella vista, come un turista alle prese con l’assaggio di un cibo nuovo, avvolto dalla pace della campagna che, passo dopo passo, si sostituiva alla frenesia della città.

Immerso nella quiete, solo l’eco delle cicale e il bagliore di qualche lucciola mi accompagnava, quasi a dare il benvenuto alle stelle, guardiane luminose dell’ oscurità.

Lì viveva la natura, custode gelosa del nostro tempo, vanitosa signora senza padrone che ad ogni stagione cambiava abito mostrandosi in tutto il suo splendore.

Il ritorno somigliava sempre ad un viaggio, a metà tra sogno e realtà.

Mi aspettava, mi guardava da lontano. Come a chiedermi, maestosa, se l’amassi veramente. Quante menti l’avevano bramata cercando di scavarne a fondo l’anima e la spiritualità.

Me lo chiedevo, tutte le volte che i miei occhi si ubriacavano di quella bellezza, senza mai poterne godere appieno. Mentre, man mano, il silenzio lasciava il passo al chiasso genuino della cucina. Al tintinnio di pentole e bicchieri che si mischiava al fragore delle frettolose risate, mentre i prodotti freschi offerti dalla natura davano forma a pietanze succulente e gustose. Come davanti un quadro d’autore, mi pervadeva l’odore del cibo, regalandomi un senso inaspettato di casa e di ospitalità.

Non eravamo soli. C’erano sempre tavole imbandite e pietanze tipiche ad attendere gente da ogni parte del mondo.

Lì trovavano ristoro i cavalli, instancabili portatori di missive. Lì giacevano le mucche, generatrici del latte e dei formaggi del mattino. Lì riposavano le galline, i conigli e l’asinello, che alla sera divenivano testimoni di aneddoti di vita e sospiri di libertà.

Le serate trascorrevano così, tra risate, piatti freschi e intrepide storie. Racchiuse tra quelle mura di tufo, intime ad accoglienti, centinaia di racconti, di viandanti e mezzadri, si intrecciavano, riempendo le sale di pensieri e sorrisi.

D’estate in giardino, d’inverno davanti al camino, vivevamo avvolti in una costante atmosfera di festa, tra canti e melodie calabresi con cui ci piaceva adornare i dialoghi sull’andamento del raccolto e l’invecchiamento del vino.

Non era come le altre.

Nonostante la discendenza nobile e la presenza austera, era solare, ospitale e piena di allegria come poche.

Mi piaceva osservarla all’alba, dare ai mezzadri il suo buongiorno. Attendevo impaziente il momento in cui, le porte aperte, avrebbero lasciato intravedere i veli bianchi e leggiadri svolazzare qua e là.

Ricordo ancora quella finestra. Mi illudevo spalancasse le sue ante per me. Poi perdevo le speranze, nel vedere la gioia sui volti degli altri mezzadri, in attesa di quel buongiorno come di una benedizione. Non ero il solo a provare tanto amore.

Non ero il solo, con l’anima in subbuglio, ad attendere invano un abbraccio, in cerca di un senso di familiarità.

Quel luogo era un balsamo per il mio cuore. Un rifugio per l’anima, a pochi passi dalla felicità.

La storia

contatti

Booking online by Hotel.BB